La settimana della Moda di Milano in pillole

21 Gen

La coerenza rispetto alla propria storia, alla propria idea di uomo, al proprio target di acquirenti è  stato il filo rosso che ha unito tantissime delle sfilate e presentazioni avvenute a Milano negli ultimi quattro giorni per l’uomo del prossimo inverno. Vediamo nel dettaglio le sfilate che più ci hanno colpito.

Dolce& Gabbana

DOLCE&GABBANA:  le immagini e la colonna sonora del film “Baarìa” di Giuseppe Tornatore hanno accompagnato la sfilata, una delle più belle della settimana. Ad accomunare gli stilisti al grande regista non è solo l’amore per la Sicilia e verso il medesimo mondo iconografico, ma l’idea stessa di arte: “un artista parla solo delle cose che conosce, delle cose con le quali ha vissuto una comunione profonda da sempre” si sente ad un certo punto dello show, quando voci di bagheresi celebri – come Dacia Maraini o Renato Guttuso – si alternano a quelle di anziani o bambini.

Ed in effetti Dolce e Gabbana sono insuperabili quando tornano alle origini della loro moda: splendidi abiti neri dalle linee asciutte, largo uso di velluto, e poi jeans. Di sopra o maglie grosse, pesanti o canottiere, si tratta di un uomo che unisce l’essenzialità di un vero contadino ( significativo che l’unico accessorio ammesso oltre le scarpe sia la coppola) alla raffinatezza sartoriale, alla modernità delle proporzioni. Favolosi i pantaloni stile calzamaglie che sono stati recuperati dai vecchi pigiami dei nonni e decisamente reinventati come un capo decisamente cool (slanciano molto la figura) ed oserei dire erotico. Del resto è una collezione appassionata per uomini passionali, sicuri, determinati, sofisticati.

PRADA: l’essenzialità di un pantalone, una camicia, una maglia e sopra una giacca. Una “banalità”dichiaratamente voluta da Miuccia che come sempre al centro delle sue collezioni pone un’idea forte quasi sconcertante, da cui non si sa mai cosa aspettarsi. Quale è stato il risultato stavolta? Una collezione decisamente contemporanea tutta giocata sulle proporzioni: se le maglia da un lato si dilatano in ampi girocolli dall’altro si restringono, sono così corte da lasciare ampiamente vedere le camicie, decisamente aderenti al corpo, salvo poi le maniche delle giacche essere nuovamente lunghe raccogliendosi sui polsi.

Un gioco di sproporzioni decisamente proporzionato: l’effetto complessivo è quello di un giovane estremamente pratico e dinamico al passato sempre con la modernità, non a caso sfila su una specie di piattaforma globale con tanto di indicazioni riguardo le reti della metropolitana di una città globale quale è quella sempre tenuta in mente da Miuccia. Senza dimenticare la componente più scherzosa come rivelano la presenza di giubbotti con dei buffi doppi colletti o le stampe geometriche decisamente colorate che si alternano ad un frequente colore cammello ( che per altro sembra accreditarsi come il colore del prossimo inverno), se poi pensiamo che per la prossima estate l’uomo Prada invece è tutto bianco nero e grigio capiamo quanto poco ci sia di banale nelle collezioni di questo grande marchio.

MISSONI / FERRAGAMO: si tratta di due collezioni che presentano un uomo decisamente a più strati: maglie, gilet, cardigan, caban, mantelle, ad avvolgere o ampi colli o lunghe sciarpe spesse con frange o senza. Un viaggiatore pronto ad ogni cambiamento climatico. Sicuramente due collezioni che a loro proprio modo hanno conservato l’idea di uomo carico di cose, elaborato, per cui colore e tradizione sartoriale sono due valori assoluti.

Gianfranco Ferrè

GIANFRANCO FERRE’: dalla collezione disegnata da Aquilano e Rimondi  arriva innanzitutto un piccolo consiglio su un dettaglio che fa la differenza: usare le cinture per allacciare anche le giacche! Devo dire che è un’idea assolutamente riuscita, salvo scegliere giacche e cintura adatta. La collezione per altro si distingue molto dalle altre per alcune scelte davvero diverse: i cappotti lunghissimi fino alla caviglia e un uso massiccio della pelliccia anche solo come semplice sciarpa da poggiare su una spalla. Una collezione sofisticata da moderni dandy, ma decisamente impegnativa.

BURBERRY: i pantaloni portati dentro stivaletti a metà gamba hanno fatto da padrone nell’intera collezione, il consiglio sul dettaglio è decisamente inequivocabile. Per il resto la collezione vede una serie di cappotti (decisamente ampi e con maniche lunghe) e giacche ben allineate con il trend militare visto già a Pitti: bottoni da divisa e decorazioni militari impreziosiscono questi favolosi capispalla che di anno in anno sono pronti a conquistarci. La loro vestibilità consente ad uomini di ogni fisicità di indossarli, anche se non si tratta di modelli.

GIORGIO ARMANI: la collezione decisamente più elegante vista a Milano. Il dettaglio del basco tradisce decisamente l’ispirazione parigina. Si tratti di capi che conferiscono un aspetto di mistero, piuttosto intellettualoidi in cui il velluto trionfa. Bellissimi i colori che, anche quando sono giocati su tonalità scure, illuminano l’intera figura. Questo è il segreto di re Giorgio: riuscire a creare degli outfit molto ricchi fra pantaloni o jeans mai banali, maglie, giacche (spesso con gli ormai consueti colletti coreani) e poi accessori (scarpe, borse, occhiali da vista e da sole) pur senza perdere di vista l’elemento fondamentale, vale dire l’uomo che li indossa.

Gucci

GUCCI: dopo anni in cui Frida Giannini ci ha presentato una rockstar superglamour ecco una collezione più Gucci e meno Frida: classica ma moderna. I dettagli sono quelli di una moda borghese. Eleganti mocassini da portare a piedi nudi, foulard di seta, la borsa Half Moon che la stilista ha deciso di adattare anche all’uomo dopo averla vista indossare in una foto d’archivio al grande Samuel Beckett, sono i raffinati dettagli che si aggiungono ai completi senza tempo dalle linee asciutte che prediligono giacche cammello e pantaloni bianchi, dal gusto decisamente ricercato. E ancora torna il trend del velluto per la sera, ma a differenza di Dolce e Gabbana è bandito il nero a favore di lucidi colori prugna, arancio e blu, classicità sì, ma banalità assolutamente mai per l’uomo Gucci che decisamente è un ricco vanitoso che ama la moda.

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