L’Inghilterra puritana e l’Italia “tette&culi”

1 Giu

Guardandola con occhi italiani, la pubblicità che ha tanto scandalizzato l’Inghilterra, tanto da passare indenne per un pelo sotto la mannaia della censura, fa un po’ ridere. Per quel che siamo abituati a vedere noi, in tv e sui muri delle nostre città, questa pubblicità passerebbe quasi inosservata. Anzi, sarebbe considerata dagli esperti “poco efficace”.

jack wills 09 In effetti però noi italiani usiamo – nel vero senso del termine –  le grazie delle donne per pubblicizzare qualunque cosa, dalle mozzarelle ai trattori e chi più ne ha più ne metta.

Se poi ci pensiamo, la pubblicità in questione riguarda una marca di abbigliamento intimo, cioè una di quelle poche categorie – forse l’unica – autorizzata ad usare donne in lingerie per promuovere i propri prodotti.

In Inghilterra comunque si sono posti il problema, giudicando questa foto “gratuita e di cattivo gusto”. La cultura anglosassone è di sicuro più pudica della nostra e tiene molto a non strumentalizzare il corpo della donna; prova ne è che nel regno di sua maestà difficilmente troverete giornaliste scollacciate o “meteorine”. Certo, nella seconda pagina dei tabloid campeggia sempre una bella ragazza con le tette al vento, ma quella è più una nota di costume che la voglia di strumentalizzare le donne. Quello è un nudo, punto e basta.

Forse non è il caso di criticare il nostro Paese per partito preso, però in Italia il problema c’è. E non riguarda solo la pubblicità. Invade tutto, anche i programmi per bambini. Riguarda il ruolo della donna e come dice Norma Rangeri nel suo ultimo libro, ” il totalitarismo dell’inquadratura ginecologica, autonoma e autosufficiente […]”. Siamo pervasi da belle donne che si prestano, in nome dei 15 minuti di celebrità, a qualunque battuttaccia greve, a balletti ai limiti del porno soft. E molte ragazze pensano che si debba essere così per essere femminili.

La situazione italiana è studiata in tutto il mondo proprio per la sua particolarità: il femminismo qui sembra essere stato dimenticato e il nudo viene presentato come un’evoluzione dell’emancipazione della donna libera di mostrarsi come vuole. Ma la differenza sta qui: tra il mostrarsi e l’essere mostrati. Tra l’immagine provocante della donna e quella dell’uomo, piacione, mediocre e alla “pierino”.

La situazione va ristabilita. Perchè non capisco il motivo per cui sul 6×3 all’angolo di casa mia ci trovo alternativamente una ragazza con delle enormi tette che pubblicizza cucine o Gerry Scotti che mi consiglia di mangiare gallette di riso per non ingrassare.

Gli inglesi stiano tranquilli. Tette&culi sono rigorosamente Made in Italy.

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